BOOM DI VOLI DI STATO NEL 2017, IL ”MIGLIORE” E’ ALFANO CON 229 VOLI.

Voli di Stato come se piovesse, il Top è Alfano che giustamente ha scelto di non candidarsi, per forza, aggiungerei. Leggete ed incazzatevi.

Il picco c’è stato a luglio, quando i nostri rappresentanti di Governo hanno volato, tra andata e ritorno, 68 volte. In pratica, due viaggi al giorno. Non che negli altri undici mesi dell’anno l’usus sia stato diverso: da gennaio a dicembre 2017 si contano, infatti, ben 571 voli. Non si può dire che i nostri ministri abbiano lesinato sui voli di Stato, dato che contiamo, tra i viaggi di andata e quelli di ritorno, in media un viaggio e mezzo ogni giorno, compreso di festivi e domeniche. Il che non è una cosa da poco dato che la legge, a riguardo, parla chiaro. Ad avere diritto ai voli di Stato, senza autorizzazione, sono solo 5 cariche istituzionali: presidente della Repubblica, presidente del Consiglio, presidenti di Camera e Senato e presidente della Corte Costituzionale. Tutti gli altri, ministri in primis, non possono usarli, dovendo optare per i più economici voli di linea (treni compresi). A meno che, dice la legge, non dimostrino che in quel determinato giorno, e in quella determinata ora, non era possibile trovare un volo di linea. La domanda nasce spontanea: mai possibile che per 571 volte sia stato necessario ricorrere all’aereo blu?

Top gun-gelino – Domande importanti, tanto più se la maggior parte dei voli hanno portato i nostri ministri in Italia. E, magari, da Roma nelle loro terre d’origine. Prendiamo il ministro Angelino Alfano, senza ombra di dubbio il top gun del Governo Gentiloni: in volo, nel 2017, 229 volte. Si dirà: inevitabile visto il suo ruolo alla Farnesina. Vero. Come lo è, però, il fatto che oltre la metà delle volte i nostri aerei blu l’hanno accompagnato in Sicilia. Anche in prossimità delle feste: il 23 dicembre un aereo lo riporta da Roma a Palermo; il 28, dopo le feste di Natale, un altro lo riaccompagna a Roma per poi tornare il giorno stesso nella sua Sicilia. Ma non c’è da sorprendersi: abbondano i viaggi Roma-Genova per la ministra della Difesa Roberta Pinotti (che ha viaggiato in totale 86 volte), come quelli Roma-Reggio Calabria per il titolare del Viminale, Marco Minniti (139).

Viaggi “istituzionali” – Tre giugno 2017. A Cardiff si disputa la finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid. Presente, in rappresentanza del Governo italiano, anche il ministro Minniti. E come ci sarà andato? Ma con un volo di Stato, of course. E così ancora Alfano che, racconta Repubblica, il 24 febbraio si reca con l’aereo di Stato alla festa per i 110 anni della clinica palermitana della moglie del deputato Dore Misuraca. Insomma, non sempre i viaggi “istituzionali” sembrano realmente tali. Per dire: è ancora il ministro degli Esteri che, lo scorso 24 agosto, da Palermo viaggia verso Rimini. Quello stesso giorno ha partecipato al meeting di Comunione e Liberazione.

Fuori sede boicottati – Certo, spesso c’è una ragione di sicurezza dietro i voli di Stato, ma il punto resta. Tanto che in questi giorni è stato Pippo Civati (LeU) a sollevare il caso in relazione agli elettori che, per studio o lavoro, vivono fuori sede: “Aumentiamo a 30 milioni di euro i fondi per i rimborsi che lo Stato garantisce a chi è costretto a viaggiare per tornare al proprio Comune di residenza e votare”, ha proposto Civati. “Se consideriamo che ogni anno il Governo spende dai 70 agli 80 milioni di euro in voli di Stato, – ha sottolineato il leader di Possibile – per garantire le coperture finanziarie alla nostra proposta, sarebbe sufficiente rinunciare al 10% circa dei voli dei nostri ministri per garantire moltissimi biglietti aerei ai fuori sede che vogliono esercitare il loro diritto di voto”.

Fonte: lanotiziagiornale.it

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