Ai politici d’oggi manca la volontà di rendere grande l’Italia

Una ottima riflessione

Coloro che scelgono i candidati per il Parlamento che tipo di persone dovrebbero scegliere? Che caratteristiche dovrebbero avere coloro che prenderanno le decisioni più importati per la nostra vita?

Nel Parlamento del Dopoguerra sedeva una classe politica di altissimo livello. Tutti i politici di quell’epoca, da De Gasperi a Togliatti, da Andreotti a Moro e Nenni, avevano in comune una vera dedizione al nostro Paese, una instancabile volontà di farlo più forte, più ricco e più giusto. E questa loro energia l’hanno trasmessa al popolo, che ha lavorato in modo instancabile, ha creato nuove imprese ed ha fatto dell’Italia la settima potenza industriale del mondo. Essi avevano anche una grande cultura di livello europeo e una capacità di governo maturata in anni di opposizione e di esperienza nel partito e nelle amministrazioni.

Nell’attuale Parlamento, invece, ci sono molte persone che hanno come unico merito il portare voti. I grillini hanno addirittura sostenuto che tutti sono uguali, e perciò anche gli ignoranti e gli incapaci possono sedere in Parlamento. Il nostro è un piccolo Paese in un mondo travolto da bufere economiche e finanziarie, da trasformazioni tecnologiche rivoluzionarie. Abbiamo bisogno di politici di grande cultura e con approfondite conoscenze economiche e geopolitiche. Gente che conosce le dinamiche degli Stati Uniti, dell’Asia, dell’Africa e che è inserita culturalmente in Europa. Ma non basta essere un grande economista, un grande magistrato, per governare. Occorre mente aperta, ampia cultura e, inoltre, esperienza di vita, di comando, di responsabilità. Un buon governante deve prevedere tutti gli effetti delle sue decisioni e organizzare le cose in modo da rendere la vita dei cittadini più semplice e più serena. Il contrario di oggi, in cui il potere politico spara in continuazione leggi e leggine con cui la macchina burocratica schiavizza e vessa i cittadini, soprattutto i più deboli.

Francesco Alberoni, Il Giornale

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