Ama il profugo tuo come te stesso. Majano (Udine) sei aspiranti profughi in arrivo in canonica.

Canonica significa casa del parroco, non casa dei profughi.

Toni accesi all’animato incontro pubblico dell’altra sera dopo l’annuncio dell’imminente arrivo di sei richiedenti asilo

MAJANO. «Canonica significa casa del parroco, non casa dei profughi». Si tratta di uno degli interventi arrivati dal pubblico presente venerdì sera al centro sociale di Tiveriacco per l’incontro organizzato dal comitato di frazione Tiveriacco-Comerzo per chiarire la situazione della canonica di Comerzo e dell’arrivo dei 6 richiedenti asilo.

La riunione, alla quale hanno preso parte un’ottantina di persone di tutto il territorio comunale, è durata oltre da due ore, ma, per capire quale fosse lo stato d’animo dei majanesi presenti, sono bastati poco più di 10 minuti. In pochi attimi l’atmosfera è diventata incandescente, sono volate parole grosse e i toni sono stati accesissimi.

A moderare la serata, il presidente del comitato di frazione Adelio Celotti, al tavolo dei relatori don Luigi Gloazzo, direttore della Caritas dell’Arcidiocesi di Udine e il sindaco di Majano Raffaella Paladin. Tra il pubblico don Emmanuel Runditse e i rappresentati del Comitato parrocchiale di Comerzo.

Proprio contro questi ultimi si è scatenata l’ira dei molti presenti in sala che hanno accusato il Comitato di aver agito da “carbonari”. A molti mesi dall’esplosione del caso profughi, a Majano la questione pare tutt’altro che spenta e anzi, l’imminente arrivo dei 6 migranti, ha riacceso la miccia. Già la scorsa estate, infatti, vi fu una levata di scudi per l’assegnazione in comodato d’uso gratuito della canonica alla Caritas di Udine che ha deciso di destinarla all’accoglienza dei richiedenti asilo.

Il Comitato parrocchiale ha ripercorso le fasi di tale assegnazione, di come l’immobile versasse in un grave stato di abbandono a causa dell’inquilino che per più di 20 anni utilizzò quell’abitazione. Riavuta la disponibilità della casa, nell’impossibilità di effettuare i necessari lavori di ristrutturazione per mancanza di fondi, don Emmanuel chiese la disponibilità di qualche volontario ma non trovò nessuno.

Per questo, quando la Caritas ha chiesto la disponibilità di un appartamento per ospitare i richiedenti asilo, il parroco ha risposto di non avere nulla se non quella casa inutilizzabile.

Dalla Caritas è arrivata quindi la disponibilità a effettuare gli interventi a fronte di un comodato d’uso gratuito decennale. Le decisioni relative alla canonica di Comerzo, secondo il Comitato parrocchiale, sono state illustrate nella riunione dell’11 gennaio 2017 alla quale erano invitati, mediante lettera spedita a ogni famiglia, tutti i cittadini di Comerzo. Lettera che invece ben pochi, secondo gli intervenuti alla riunione di venerdì, hanno ricevuto e che, riguardando una cosa così importante per la città, avrebbe dovuto essere inviata a tutto il territorio.

Questo il vulnus della questione in una serata infuocata in cui sono volate parole grosse e offese non troppo velate rivolte ai rappresentanti della Caritas e del Comitato parrocchiale e in cui è emersa chiaramente la contrarietà della città ad ospitare i richiedenti asilo. Don Gloazzo è stato interrogato su chi sono le persone che devono arrivare. Domanda alla quale il direttore della Caritas non ha potuto rispondere in quanto si tratta di dati che solo la Prefettura può conoscere.

«Sapevamo che non sarebbe stato un incontro facile – ha detto in chiusura il sindaco Raffaella Paladin –. Questo incontro è stato deciso la sera del 24 agosto quando ci fu la riunione con la Caritas. Proprio la Caritas ci promise che , non appena ci fossero state novità, avremmo informato tutti. I primi di dicembre don Gloazzo ci ha informato che attorno a Natale sarebbero arrivati 6 richiedenti asilo.

A questo punto cosa possiamo fare? Possiamo continuare a scaldarci senza risolvere nulla o possiamo fare un passo avanti. Il mio ruolo qui è quello di rassicurare che l’amministrazione comunale e le forze dell’ordine rafforzeranno i controlli sul territorio».

Messaggero Veneto

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