BERGOGLIO E LO SMANTELLAMENTO DELLA CHIESA TRADIZIONALE.

Sembra che a Francesco la Chiesa Tradizionale non piaccia proprio.

Bergoglio ha soppresso l’istituto per gli studi su famiglia e matrimonio creato da Giovanni Paolo II. Nasce un ente nuovo, ma i tradizionalisti insorgono.

Papa Bergoglio ha soppresso l’istituto di studi su matrimonio e famiglia voluto da Giovanni Paolo II ed intitolato allo stesso Pontefice polacco.

Il motu proprio finalizzato alla soppressione è stato firmato lo scorso 8 settembre, ma è stato reso noto, si legge qui, solo nella giornata di ieri. L’ente cambierà nome e raggio d’azione. Il nuovo istituto si chiamerà “Istituto teologico Giovanni Paolo II per le scienze del matrimonio e della famiglia”. L’atto con il quale il Pontefice riforma, di fatto, l’assetto giuridico dell’istituto, si sofferma sul “cambiamento antopologico e culturale che influenza oggi tutti gli aspetti della vita e richiede un approccio analitico e diversificato”. Sulla base di questo assunto, quindi, Papa Francesco ha ritenuto necessario adeguare anche le destinazioni culturali dell’ente alle “odierne esigenze”. E se c’è chi, tra i “guardiani della rivoluzione” di Bergoglio, già parla di “riformiso nella continuità”, molti nel fronte dei “tradizionalisti”, guardano a questa rifondazione come all’ennesimo metaforico schiaffo subito. La scelta sostanziale di dichiarare cessate le attività precedenti dell’istituto, insomma, nasconderebbe un intento ben più marcato di una semplice “riforma”. Se il Papa avesse voluto “riformare”, d’altro canto, avrebbe rivisto l’istituto esistente e non lo avrebbe soppresso di netto. Il corpo docenti dovrebbe restare lo stesso, è l’approccio dottrinale che potrebbe subire una sterzata. Il testo del motu proprio rimanda ai futuri statuti, ma celerebbe, secondo i contrari alla svolta, la tendenza a far sì che la teologia assuma sempre di più tratti “modernisti”.

Un approccio, questo, che è considerato positivista dai conservatori più intransigenti. Il primo a presidere l’ente fu il cardinal Caffarra, che rimase preside dell’istituto per ben quattordici anni. Dopo l’arcivescovo emerito di Bologna, il preside divenne Scola, l’adesso arcivescovo emerito di Milano. Infine, Monsignor Melina. Tre esponenti della Chiesa cattolica facilmente ascrivibili all’interno di un insieme contenente rappresentanti di una certa rigidità dottrinale. Poi, il Gran Cancelliere dell’istituto divenne Mons.Paglia e il preside Mons.Pierangelo Sequeri: nomine considerate più vicine alle svolte del Papa attuale.

Papa Francesco, tuttavia, ha sottolineato nel motu proprio la necessità che: “l’originaria ispirazione che diede vita al cessato Istituto per Studi su Matrimonio e Famiglia -scrive Bergoglio- continui a fecondare il più vasto campo di impegno del nuovo Istituto Teologico, contribuendo efficacemente a renderlo pienamente corrispondente alle odierne esigenze della missione pastorale della Chiesa”. Ma allora perché sopprimere il vecchio ente sino a cambiarne il nome? Amoris Laetitia dovrà diventare il fulcro dottrinale del nuovo corso, fino a divenire, scriveRiccardo Cascioli su La nuova bussola quotidiana “il paradigma di ogni intervento, con la sua accentuazione pastorale e il costante riferimento ai segni dei tempi…”. Per i tradizionalisti, in definitiva, la soppressione dell’istituto è un atto di discontinuità, poco interpretabile in una chiave riformista. Bergoglio, intanto, prosegue con la sua “rivoluzione”.

ilgiornale.it

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