LAMPEDUSA scade moratoria fiscale e pagheranno anche i sette anni arretrati. 

In qualsiasi città d’Italia c’è pieno di migranti e come tutti paghiamo le imposte è giusto che le leghino anche loro anche perché lo sostano poco poi vengono diramati in altre città di Italia 

A Lampedusa scade la moratoria fiscale: sette anni arretrati da pagare

Il governo Berlusconi nel 2011 aveva sospeso i pagamenti delle imposte per i cittadini dell’isola. E adesso il sindaco minaccia: allora chiudo il centro di accoglienza

«Il centro di accoglienza? Possiamo chiuderlo in qualsiasi momento. Non ci mettiamo nulla». Il neosindaco di Lampedusa, Salvatore Martello (detto Totò) è infuriato. Un comunicato dell’Agenzia delle Entrate — ha scritto ieri il Fatto Quotidiano — ha decretato, alla fine dell’anno, la fine della moratoria fiscale per lui e i suoi concittadini.
Dopo sette anni di tregua dai tributi per volontà dell’allora governo Berlusconi — misura confermata anno per anno tra leggi di Stabilità e provvedimenti Milleproroghe — ora si torna alla normalità come prescrive la legge: anche privati e imprese residenti sull’isola, dal 2018, dovranno tornare a pagare le imposte, riconoscendo anche i sette anni pregressi. «Una follia. Dopo anni di crollo del turismo e al prezzo di sacrifici pesantissimi per la cittadinanza per accogliere i migranti, non ci consentono nemmeno uno sgravio sulle imposte di questi anni, né una detrazione su quelle future — dice Martello —. E allora basta: mi costringeranno a chiudere il centro di accoglienza».
Martello, proprietario di alberghi e leader dei pescatori di Lampedusa, è stato eletto grazie al supporto di una lista civica dopo una lunga militanza nel Pd. Ha sconfitto a giugno la sindaca uscente e premio Unesco per la pace, Giusi Nicolini, espressione del Partito democratico data molto vicina all’ex premier Matteo Renzi. Martello dice di aver incontrato il viceministro dell’Economia Enrico Morando poche settimane fa, ricevendo un secco rifiuto alle proposte che gli ha avanzato: «Si è detto disponibile soltanto alla rateizzazione del pregresso. Centoventi rate. Nulla di più. Perché qualunque forma di incentivo, mi ha detto, è contraria alla normativa Ue sugli aiuti di Stato. Capisce? Proprio l’Europa che ha dato l’anno scorso tre miliardi di euro alla Turchia per fermare l’afflusso di migranti sulle coste greche».
A supporto della tesi Martello dice che i soldi deliberati dal Cipe durante il governo Letta per finanziare alcune opere di riqualificazione a Lampedusa sono fermi senza che nessuno — neanche lui — sappia alcunché: «Ho chiesto informazioni anche all’Agenzia per la coesione territoriale alle dipendenze della presidenza del Consiglio. I fondi per i progetti dovrebbero essere banditi da Invitalia — denuncia Martello — ma siamo ancora all’inizio, quattro anni dopo. Non c’è alcun progetto esecutivo. Fioccano gli incarichi, le consulenze ai progettisti ma non ho ancora visto neanche un progetto su carta, figurarsi quando inizieranno i lavori».
Quelle risorse servivano, a loro modo, a ricompensare gli sforzi degli abitanti dell’isola. Che si sono prodigati in maniera encomiabile nell’accoglienza ai migranti. Anche grazie all’ex sindaca, Giusi Nicolini, che per questo ha ricevuto riconoscimenti internazionali. Lei, raggiunta al telefono, racconta però tutta un’altra realtà e non lesina stoccate a Martello che l’ha sconfitta alle urne: «Chiudere il centro? Stiamo scherzando? Non può nemmeno farlo. Quella è un’area demaniale, non di pertinenza comunale. E poi si immagini: i migranti finirebbero per strada, proprio ora che sta ripartendo il turismo. Minacciare una ritorsione del genere fa male solo a Lampedusa e ai suoi abitanti». Nicolini confuta anche la tesi delle risorse ferme chissà dove: «È tutto pronto. Martello deve solo cominciare a lavorare. Il Consiglio comunale ha già approvato i piani per l’edilizia scolastica, per la rete idrica e per la riqualificazione urbanistica. Basta fare domanda, fino ad esaurimento dei fondi».

Fonte corriere.it articolo di Fabio Savelli 

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