Adesso gli americani ci “sgridano” per la tratta degli esseri umani.

E adesso ci si mettono anche gli americani, più soldi alle ONG più centri d’accoglienza, in sostanza non facciamo abbastanza per la “nuova tratta di esseri umani”, in parte sono d’accordo perché da tempo Mistocolvitto si batte contro il Business Accoglienza, d’altra parte invece, vista la crisi che questo Paese versa, penserei prima agli Italiani e poi al resto, nessun egoismo, priorità ovvie per uno Stato che dovrebbe essere SOVRANO.


Vi lascio all’articolo di Francesco Grignetti per lastampa.it 

Il Dipartimento di Stato: “Azioni limitate, poche indagini e condanne”

Non è esattamente lusinghiero il giudizio dell’amministrazione statunitense sull’Italia, quanto a sforzi contro la tratta di esseri umani. È stato appena rilasciato un Rapporto 2017, firmato dal neosegretario di Stato Rex Tillerson, il cui capitolo dedicato all’Italia campeggia sulla prima pagina dell’ambasciata di Via Veneto. Anche se il Rapporto ci colloca nella categoria 1, la migliore, non manca una sequenza di critiche. 
Morale: «L’azione del governo italiano per prevenire la tratta di esseri umani è costante, ma di portata limitata». 
C’è molta attenzione, nel Rapporto, a quello che i singoli Stati fanno per contrastare la tratta di esseri umani. E l’Italia non è esentata dalla verifica: sulla base della legge contro la tratta (la 228 del 2000, che identifica la tratta di esseri umani in una moderna riduzione in schiavitù), scrivono che la magistratura nel 2016 ha indagato su 102 casi contro i 65 del 2015 e i 44 del 2014. Nessuna persona, però, è stata «incriminata» nel 2016, contro le 17 del 2015 e le 16 del 2014. I tribunali di primo grado nel 2016 hanno condannato 9 trafficanti sulla base della legge contro la tratta, a fronte di 1 condanna nel 2015 e 11 nel 2014; le corti d’appello hanno condannato 23 imputati, contro 11 nel 2015 e altrettanti nel 2014. 
Torna più volte il concetto che nessuno è stato incriminato nel 2016. Non meraviglia, allora, che la prima delle raccomandazioni sia: «Indagare e perseguire con decisione i casi di tratta di esseri umani, inclusi quelli che vedono coinvolti funzionari pubblici, e condannare i trafficanti a pene dissuasive». 
Di contro, fonti del ministero dell’Interno fanno notare che il giudizio è forse troppo tranchant, in quanto non tiene conto di quanti siano gli scafisti che vengono regolarmente arrestati e condannati sulla base di altre leggi, quali il favoreggiamento alla immigrazione clandestina oppure lo sfruttamento della prostituzione minorile. Ultimo caso, ieri a Palermo: la IV sezione penale del Tribunale ha emesso due distinte sentenze nei confronti di tre trafficanti di esseri umani accusati dalla Procura di avere organizzato e gestito le traversate dalle coste africane verso la Sicilia. Nella prima, il tunisino Makki Hanshasfar è stato condannato a 8 anni di reclusione e al pagamento di una maxi multa da 19 milioni; nella seconda, gli egiziani Hassan Mamhud e Magdy Ahmed sono stati condannati a 7 anni e 6 mesi di reclusione, oltre al pagamento di una multa da 8,5 milioni di euro ciascuno. 
All’Italia, il Rapporto chiede anche di «consentire ai richiedenti asilo di ottenere un impiego legale in attesa che la loro domanda venga esaminata», di aumentare i fondi a disposizione delle Ong che si occupano delle vittime, di semplificare le richieste di indennizzo per le vittime, «per incoraggiarle a denunciare i reati». 
«Alcuni esperti – si legge ancora – hanno denunciato che i centri di accoglienza sono troppo pochi, che non sono adeguati alle esigenze delle vittime della tratta di esseri umani e che i trafficanti riescono a infiltrarsi al loro interno per reclutare le vittime. Tali problemi persistono nelle aree di accoglienza dove migranti e rifugiati attendono un alloggio, e hanno contribuito a un incremento dei casi di tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale e lavorativo». 
Infine i minori. «Vittime della tratta a scopo di sfruttamento sessuale e costretti a mendicare o a svolgere attività criminali». Provengono dalla Romania, dalla Nigeria, dal Brasile, dal Marocco e dall’Italia stessa, in particolare bambini di sesso maschile e di etnia rom e sinti. I minori non accompagnati, in particolare quelli di sesso maschile e provenienti da Somalia, Eritrea, Bangladesh, Egitto e Afghanistan, che spesso lavorano in negozi, bar, ristoranti e panetterie per ripagare il debito contratto per poter entrare clandestinamente nel Paese, corrono il rischio di diventare vittime della tratta». 
Si stigmatizza infine che «nonostante diversi italiani pratichino il turismo sessuale minorile in vari Paesi esteri, il governo non abbia affrontato il problema della domanda di turismo sessuale minorile né abbia perseguito penalmente i cittadini italiani che vi prendono parte o fatto sforzi tangibili per ridurre la domanda di manodopera coatta». 

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