MISURE ANTI TERRORISMO OBSOLETE, E IL TERRORISMO CONTNUA A COLPIRE.

Attentato a Londra

Gli attacchi terroristici simultanei che hanno colpito Londra questa notte sono il frutto di un complesso fenomeno di mobilitazione jihadista che ha come obiettivo l’Europa. Dal 2014 ad oggi, il continente europeo è diventato l’oggetto di una chiamate alle armi del jihad che non ha precedenti, né per modalità di attentati né per il numero e il ritmo di attacchi, che ormai ha raggiunto livelli mensili. In questa nuova guerra del terrorismo all’Europa, i servizi d’intelligence e le forze di sicurezza dei paesi europei, in special modo IL Regno Unito e la Francia, si trovano completamente travolti da un fenomeno che non riescono a frenare né a comprendere. Nonostante l’innalzamento dei livelli di allarme, il dispiegamento di militari e di forze speciali per le strade delle città, nonostante il controllo capillare d’internet e dei media, il nemico sfugge, colpisce e miete continuamente vittime. E il motivo, purtroppo, è semplice: tecnicamente, con i nostri mezzi e il nostro ordinamento, è impossibile colpire la minaccia jihadista eliminando il problema.

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Il problema non si può eliminare, almeno in questa fase, perché il controllo, per quanto capillare, non può essere preventivo. La società del rischio cui siamo abituati, ha condotto ormai la minaccia terroristica a un livello talmente superiore rispetto ai nostri standard, che oggi non è più quella di una rete criminale o di un fanatico, ma è una rete che ha nella persona comune il suo autore e i suoi obiettivi. E ciò che fa crollare ancora di più le certezze e le aspettative dei cittadini europei, ma anche delle intelligence e dei governi del continente, è che la minaccia è non solo conosciuta, ma anche prevedibile. In sostanza, tutti conoscono il problema, ma non è possibile, tecnicamente, fermarlo.

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La minaccia negli ultimi anni è cresciuta esponenzialmente. È cresciuta nel potenziale sia di autori sia di vittime. Oggi il terrore non proviene da pochissimi attacchi di inaudita violenza, ma da molti attacchi che posso uccidere due o tre persone, come provocare una mattanza. Tanto è vero, che tra il 2015 e il 2016, il numero di morti per il terrorismo di matrice islamica in Europa, ha raggiunto il livello del 2004 e del 2005, gli anni degli attentati di Madrid e Londra. Con la differenza però che mentre prima gli attacchi erano pochi e disastrosi, oggi la tensione è continua e gli attacchi possono essere minimi, in termini di vittime, come anche disastrosi – si pensi a Nizza o a Parigi.

Non c’è un limite realmente individuabile. Chiunque può essere radicalizzato, chiunque può uscire di casa, prendere un furgone, e investire passanti in nome di una perversione religiosa del proprio credo. E del resto, era stata proprio la propaganda jihadista a incitare alle nuove forme di terrorismo. La chiamano “Self Jihad”, ed ha un potenziale distruttivo di portata enorme, che racchiude in sé un messaggio rivoluzionario per la vita di milioni di persone in tutto il mondo. Non si può bloccare, perché ora umanamente impossibile. Chiunque può diventare un terrorista e mietere vittime, anche perché gli obiettivi sono ovunque, dai “soft-target” dei mercatini di Natale, a un ponte con i turisti, a una piazza o un centro commerciale o un locale. E all’estensione dei metodi segue l’estensione della minaccia. Se prima gli obiettivi erano altisonanti, e quindi serviva una preparazione e un’organizzazione terroristica formidabile, come Al Qaeda, oggi basta un coltello per diventare martire della “knife Intifada” e far piombare una città europea nel terrore e nella tensione tipica di una città del Vicino Oriente.

Le organizzazioni jihadiste, in particolare lo Stato Islamico, hanno compreso da tempo che il vero bacino d’utenza di questo nuovo terrorismo è enorme. Lo hanno compreso molto prima dei nostri governi, incapaci di condurre politiche di controlli e di sicurezza che frenassero il problema alla radice. L’Europa e le sue forze di sicurezza hanno in questi anni cercato di trovare soluzioni emergenziali, molto minime, che non sono riuscite assolutamente a sradicare il problema. E ciò che inquieta e lascia sgomenti è l’assoluta conoscenza e conoscibilità di questi attacchi. Il terrore internazionale usa mezzi d’informazione, usa social network, twitta, addirittura ha riviste ufficiali che si trovano in internet. Le reti del fanatismo si conoscono e si conoscono addirittura i potenziali attentatori, tanto che in ogni attacco terroristico ci viene detto il criminale era già noto alle forze dell’ordine.

E in questi tempi, con la sconfitta dello Stato Islamico in Siria e la fine del sogno del Califfato in terra d’Oriente, la minaccia per l’Europa è ancora più grave. Perché se prima c’era uno Stato per cui combattere e dove finire i propri giorni, oggi il campo di battaglia è ovunque, dal Nordafrica alla Scandinavia. Una minaccia potenzialmente distruttiva, che meriterebbe un approccio ben più programmatico da parte di tutte le componenti della società europea, sia dei governi sia delle reti politiche e religiose. La minaccia non è solo globale in senso di Paesi potenzialmente vittime, ma è globale nel senso che chiunque può colpire e in qualsiasi punto. Purtroppo, il quadro di riferimento politico e giuridico sia europeo sia mondiale non sembra in grado essere all’altezza del Terrore.

 per occhidellaguerra.it

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