ITALIA COMPRERA’ GAS DA AZERBAJAN E ISRAELE.DOPPIO GASDOTTO

ITALIA COMPRERA’ GAS DA AZERBAJAN E ISRAELE.

DOPPIO GASDOTTO



Entrambi i paesi sono campioni per la difesa dei diritti umani, così la Ue ci impone di rinunciare al gas più pulito ed economico della Russia, perchè Putin è cattivo, e di comprare quello del “sultano” musulmano azero e del presidente “bombardatore” di palestinesi israeliano. Che dire, Roma ha scelto: meglio i dittatori e gli israeliani. 

Prefazione di Emiliano Cappellini Facebook.

Non solo Tap: in arrivo in Salento un secondo gasdotto a Otranto
Il ministro Calenda ha firmato due giorni fa a Tel Aviv l’intesa per l’Eastmed, un «tubo» che porterà in Italia il gas estratto dai giacimenti offshore di Israele e Cipro. Il comune interessato ha già detto sì. Protesta Emiliano: «Siamo in balìa delle multinazionali»
di Claudio Del Frate per corriere.it
Un gasdotto che approda sulle coste del Salento arrivando dalla Grecia? No, saranno due; la Tap, l’impianto da giorni al centro di una accesa contestazione a Melendugno (Lecce) potrebbe avere un tubo «gemello» che sbucherà dal mare a Otranto, una trentina di chilometri più a sud. Il ministro per lo sviluppo economico Carlo Calenda ha infatti firmato due giorni fa un’intesa con Israele, Cipro e Grecia per portare in Italia il gas estratto dai giacimenti offshore del Mediterraneo orientale. Il gasdotto, denominato Eastmed avrà una lunghezza di 1.900 chilometri e partirà al largo delle coste di Libano, Israele, Gaza e Cipro approdando prima in Grecia e quindi in Italia dopo aver attraversato l’Adriatico. Il tracciato prevede il termine finale a Otranto. Qui il Comune ha già dato il suo ok all’opera (assieme alla Regione) ma fino a oggi l’ambiziosa infrastruttura non ha suscitato le proteste nate a pochissima distanza per il Tap.
Un giacimento di 2.000 miliardi di metri cubi
«Il gasdotto Eastmed è strategico per l’Italia» ha detto da Tel Aviv il ministro Calenda in occasione della firma. L’impianto, ritenuto economicamente sostenibile sarà affidato al consorzio Igi Poseidon (con partecipazioni di Edison e della greca Depa) e sfrutterà giacimenti marini la cui capacità è stimata sui 2mila miliardi di metri cubi. Il costo della nuova pipeline sarà di 6,2 miliardi di euro ed entro la fine dell’anno anche la Ue deciderà se finanziare l’opera. Mentre per la Tap a Melendugno le ruspe sono già entrate in azione, per l’Eastmed manca ancora molto tempo. Sarà un «doppione» del tubo già in costruzione? No, secondo il governo, poiché contribuirà a diversificare per l’Italia le fonti di approvvigionamento di idrocarburi. Al pari del Tap, anche il secondo gasdotto è stato giudicato di pubblica utilità per l’Italia con un decreto del 2011 e ha già ricevuto luce verde dagli enti locali (in primis il comune di Otranto) e dai vigili del fuoco.
Emiliano: «Rischio sacra Corona Unita»
Nonostante l’accordo sulla nascita del tracciato, la firma di Calenda ha inevitabilmente innescato le proteste. Il presidente della regione Michele Emiliano ha fatto sentire la sua voce: «Il ministro Calenda – ha detto martedì a margine di un incontro sulle primarie del Pd — ha tirato fuori un secondo gasdotto che deve arrivare in Puglia. Adesso si tratta di sedersi a un tavolo e smetterla di giocare come ragazzini. Il secondo gasdotto è già stato autorizzato dalla Puglia, a Otranto, molti anni fa. E se poi ne volessero un altro in un altro posto? Costruire gasdotti in giro per la Puglia alimenta gli appetiti della Sacra Corona Unita. Dovremmo ballare la pizzica e la taranta agli ordini delle multinazionali del gas? ». Anche Legambiente Puglia si schiera contro il gasdotto-bis: «Con la firma dell’accordo per il lancio del progetto Eastmed – dice il presidente Francesco Tarantini – si concretizza sempre più il rischio di avere ben due gasdotti in Puglia. Invitiamo nuovamente istituzioni e politica, a livello nazionale e regionale, a lavorare sull’ipotesi di un unico gasdotto nella nostra regione, attraverso un processo decisionale che coinvolga pienamente i territori interessati».
Tap, a Melendugno cantiere bloccato
Intanto a Melendugno, il comune dove sono cominciati i lavori per il cantiere Tap e dove è in corso la rimozione di circa 200 ulivi (che verranno poi ricollocati nel medesimo punto), la protesta non cede. I comitati stanno tenendo in scacco ruspe e operai, i lavori sono fermi da una settimana; inoltre 94 sindaci della provincia di Lecce (su 97, tra loro manca Otranto) hanno firmato una lettera inviata al presidente della repubblica Sergio Mattarella in cui lamentano di non essere stati consultati e invitano a riconsiderare la costruzione del gasdotto. Poco dopo è arrivata la replica del consorzio Tap, con la quale i costruttori ricordano di aver avuto in passato «più di 1.000 incontri con le comunità locali» ma non con il comune di melendugno con il quale non sarebbe mai stato possibile intavolare un dialogo. Per il 25 aprile è stato organizzato nei terreni attorno al sito una nuova manifestazione di protesta con un concerto.

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