Robot: Tra Disoccupazione e Futuro

Parliamo di lavoro: ottenere un lavoro è difficile, si deve lavorare duro per uno stipendio che in passato sarebbe sembrato ridicolo per l’impegno che ci si mette. O sei iper-specializzato che ha un talento naturale, oppure devi sudare ogni giorno della tua vita. Ma l’alternativa forse è non avere un lavoro.

Il tasso di disoccupazione in Italia è particolarmente alto. Questo file ISTAT (cliccate qui )  fa una bella fotografia dell’Italia e parla da solo.

 

 

 

Ovviamente i burocrati ci hanno messo lo zampino, e hanno deciso che l’immigrazione servirà per mantenere l’esercito di pensionati per quando molti di noi andranno in pensione.

 

 

Ovviamente non ci sarà lavoro per costoro, dato che questo sparisce a causa della globalizzazione e della deflazione tecnologica. In questi giorni è stato presentato (https://www.wired.it/attualita/tech/2017/03/01/arriva-handle-robot/) Handle di Boston Dynamics, un robot “con le sue quattro zampe e le due ruote posizionate all’estremità degli arti inferiori, Handle corre a oltre 9 miglia all’ora (circa 15 km/h), scende le scale, si muove agilmente su qualsiasi tipo di terreno adattandosi agli ostacoli che incontra.”   “Handle infatti è una forma ibrida tra i precedenti robot presentati dalla compagnia, e può utilizzare gli arti superiori per afferrare e sollevare oltre 50 kg.” Diventerà molto utile nella logistica e nelle grandi fabbriche sostituendo ulteriore manodopera.

 

 

Ma se già ora c’è poco lavoro e ci sono tante persone – nelle grosse aziende, nelle banche, nelle aziende statali e parastatali – che nei prossimi anni verranno lasciate a casa, dunque chi lavorerà e verserà i contributi per le pensioni? Gli immigrati?

Malgrado tutto, potrei trovarmi a favore della tanto discussa tassa sui robot e del reddito universale garantito.

Chi comprerà beni e servizi in un mondo dove pochi avranno un lavoro? L’impresa robotizzata costa meno all’imprenditore, ma l’utente finale si troverà ad acquistare beni e servizi a prezzi di poco inferiori, quindi la differenza si trasforma in ulteriore profitto per l’imprenditore. Ma i robot non pagano tasse, l’impresa per loro non versa tasse, e nel lungo periodo robot e AI provocheranno grandi danni alla finanza pubblica. A ciò segue anche un ulteriore impoverimento di chi vive del proprio lavoro, che si ritroverà a dover sostenere con le proprie tasse: servizi primari (scuola, sanità ed esercito), pensioni e reddito di cittadinanza. Ovvero se prima contribuivano in molti, si arriva ad un punto dove sono pochissimi quelli che contribuiscono. Una spirale a rapido avvitamento dove se diminuisce tanto il lavoro, cala anche la capacità dello Stato di far fronte alla disoccupazione e alle pensioni, perché vengono a mancare i contributi e nessuno paga tasse. La questione si risolve imponendo una tassazione per chi automatizza, tutto per bilanciare il danno che questa provoca alla collettività.

Oltre ai robot sarebbero da tassare alcuni software, sistemi digitali e sistemi che sfruttano AI. Infatti non basta tenere conto delle persone sostituite dai robot, ma bisogna ripensare a quante persone hanno perso il lavoro grazie all’avvento di nuovi software. Robot e software permettono alle imprese di creare un valore aggiunto che non viene redistribuito equamente. Una società intelligente e matura permetterebbe di prendere due piccioni con una fava:

1)Scongiurare il problema legato alla nascita di nuovi poveri causati da una massiccia robotizzazione

2)Limitare le disuguaglianze sociali al fine di evitare pericolose derive autoritarie

La vera grande sfida sarà quella di proporre un fisco pro-umanità, perché il Nuovo Medioevo Moderno propone una società composta da pochissimi ricchi – ovvero chi detiene la tecnologia AI e chi costruisce robot – e una moltitudine oceanica di poveri e nessuna classe media.  ALESSIA http://liberticida.altervista.org/

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