Mps, contatti in Asia con Temasek e Soros

Dopo il Qatar e l’area del Golfo Persico, il management di Mps e le banche capofila del consorzio (Jp Morgan e Mediobanca) avviano contatti diretti con gli investitori asiatici con l’obiettivo, soprattutto, di sondare l’interesse di Temasek come «anchor investor» nella ricapitalizzazione della banca senese.

Nella giornata di domani sarebbe previsto un Cda che sarà dedicato a un aggiornamento sui possibili investitori dell’aumento, anche sul lato degli «anchor investor», ma potrebbe anche essere l’occasione per fissare termini e condizioni della conversione in azioni dei bond subordinati.

Quella che si apre sembra una settimana cruciale per sondare le disponibilità di fondi sovrani, hedge fund e e istituzionali: finora ne sono stati sentititi e incontrati circa 300. Il clima congiunturale complesso e l’architettura dell’operazione non permettono al momento di avere certezze sull’esito finale, ma di sicuro l’impegno profuso in questo momento da management e banche del consorzio è ai massimi livelli.

Presto dovrebbe essere programmata l’agenda di lavoro per il resto di novembre, anche dopo il 24 del mese, quando è pianificata l’assemblea: saranno definiti viaggi all’estero e incontri con potenziali investitori. Nel frattempo, da domani e per tutta la settimana, sarebbe prevista una serie di «conference call» dall’Italia con gli investitori asiatici, che sarebbero state fissate, sulla base del fuso orario, al mattino dall’Ad Marco Morelli, dal Cfo Francesco Mele e dal resto del management.

Dal pomeriggio, sempre grazie al fuso orario, riprenderanno invece per tutta la settimana i meeting telefonici con alcuni investitori statunitensi, quelli che sono stati contattati dopo il viaggio a New York di due settimane fa: come Paulson e il Quantum Fund di George Soros.

Sta quindi continuando in modo intenso il «road show» dei manager e delle banche del consorzio, che nella settimana appena trascorsa ha fatto tappa in Europa con un viaggio a Parigi per incontrare l’azionista Axa e verificare la disponibilità a partecipare all’aumento di capitale.

Il capitolo Asia è di rilievo. Qui il maggiore candidato è il fondo di Singapore Temasek, che ha tra i propri settori di investimento quello bancario. Inoltre il management di Temasek più volte ha ribadito di ritenere sottovalutate, quindi a buon prezzo, le banche europee. Il fondo sovrano di Singapore ha mostrato interesse a incontrare il management di Mps, anche se il faccia a faccia potrebbe essere previsto fra una decina di giorni dopo i contatti telefonici in programma questa settimana.

Al momento i fondi sovrani visti come potenziali anchor investor sarebbero essenzialmente due. Uno potrebbe essere Temasek, anche se nulla è ancora deciso, mentre la Qatar Investment Authority, è ormai uscita allo scoperto: ha deciso di firmare un «confidentiality agreement», con l’assistenza dell’advisor Rothschild, per valutare il dossier. Non è scontato che il Qatar prenderà una decisione positiva: il piccolo Stato del Golfo è preoccupato dalla situazione di instabilità europea con il referendum del 4 dicembre a fare da test per il Governo di Matteo Renzi, ma anche con le elezioni francesi e tedesche previste il prossimo anno. Il Qatar, se tutto procederà per il meglio, potrebbe comunque bastare da solo come anchor investor: con un super gettone di presenza da un miliardo.

I riflettori sono sull’assemblea del 24 novembre, che dovrà alzare il sipario sul piano di ricapitalizzazione, che prevederebbe una quota di circa 2 miliardi di conversione, almeno altri 1-1,5 miliardi da anchor investor e il resto come richiesta al mercato.

Il giorno dopo l’assemblea dovrebbe inoltre iniziare il periodo della conversione volontaria per i portatori di bond subordinati. Su questo fronte c’è già una quota di almeno 1,4 miliardi nominali di «Fresh» in mano a una cordata di fondi capitanati dall’inglese Attestor. All’inizio della prossima settimana, potrebbero essere pubblicati i prospetti che indicheranno per quali bond e a quale prezzo potrà essere avviata la conversione in azioni su base volontaria. Difficilmente dovrebbero essere inclusi i bond senior nel pacchetto.

Tra i fattori di rischio restano non solo l’instabilità della situazione politica internazionale, ma anche l’architettura stessa dell’operazione, alla quale però non c’erano alternative. Saranno infatti tre i pilastri che dovranno incastrarsi fra loro per avere un buon esito: cioè adesione del mercato, conversione e anchor investor. Se solo uno di questi non andasse a buon fine, tutta l’impalcatura rischierebbe di non stare in piedi.

Carlo Festa, Sole 24 ore

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