Mutui, cosa c’è dietro l’aumento anomalo dei tassi

Il costo del denaro è ancora a zero. 

Il costo della vita, invece, è saldamente in territorio deflativo (+0,1% a settembre, dopo sette cali consecutivi).

E s’abbassa anche il Libor a 3 mesi, l’indice che meglio di altri illustra la trasmissione di denaro tra la Bce e le banche. A riprova che non è la liquidità che manca in questa fase.
Nonostante tutto questo, sono tornati a salire gli interessi sui mutui e sui prestiti.

CONDIZIONI PEGGIORI PER LE FAMIGLIE. Banca d’Italia ha fatto sapere che ad agosto sono aumentati i tassi sui mutui casa destinati alle famiglie (+1,5% tendenziale, +1,4% congiunturale) a differenza di quelli alle società non finanziarie, che si riducono a livello annuale dello 0,2% e a livello mensile dello 0,6% a luglio.
Ma anche gli altri impieghi hanno registrato un appesantimento: i tassi d’interesse sui finanziamenti erogati nel mese di agosto alle famiglie per comprare l’abitazione, comprensivi delle spese accessorie, sono stati pari al 2,52% contro il 2,44 del mese precedente.
Sul versante del credito al consumo si è passati dall’8,03 all’8,27%.

SETTORE OPPRESSO DALLE SOFFERENZE. Salgono, anche se meno, pure i tassi sui nuovi prestiti alle società non finanziarie di importo fino a 1 milione: due mesi fa si pagava il 2,45% contro il 2,41 di luglio. Si riduce invece l’interesse sui nuovi prestiti di importo superiore al milione: dall’1,31 all’1,12%.

Racconta un dirigente di una grande banca: «Non ci sarebbero sufficienti motivi per alzare gli interessi su questi prodotti. Se non fosse che mutui e prestiti a famiglie e a piccole e medie imprese, con il costo del denaro a zero, non sono più convenienti per il settore, oppresso com’è dalle sofferenze. Senza contare che qualcuno già mette le mani avanti e, nonostante le smentite di Mario Draghi, inizia a scontare un rialzo sui tassi, sul quale premono il Fondo monetario e le banche stesse».

 

Le banche scaricano i costi sulla clientela

Tutto questo accade nonostante il momento favorevole legato anche al combinato disposto tra aumento delle compravendite immobiliari (+21,8% nel secondo trimestre) e il calo del prezzo delle case nello stesso periodo (-0,4%).

Per il resto, l’orizzonte è molto negativo per il settore del credito.
Sempre ad agosto, e guardando le principali voci di bilancio, le sofferenze sono cresciute in un mese di oltre 2 miliardi (da 197,9 a 200,1 miliardi di euro), tornando ai livelli dell’anno scorso.

UN ANNO NERO. Rallenta anche la raccolta: il +4,1% registrato ad agosto segue il +4,9 di 30 giorni prima.
E diventa meno ricco anche un mercato sicuro e redditizio come la raccolta obbligazionaria: -10,5% tendenziale.
Intanto non sono mancate banche (Ubi, Banco Popolare e Unicredit) che hanno aumentato i costi fissi a scapito per la clientela.
Mentre non è sufficiente il Fondo di categoria di fronte alla prospettiva di 50 mila esuberi.
LA DIFESA DELL’ABI. È per tutto questo che prestiti e mutui sono più cari.

Perché dietro gli aumenti non ci sono motivazioni di carattere macroeconomico, solo la debolezza del sistema bancario.
Se ne è accorto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che ha chiesto agli istituti di non scaricare i costi sulla clientela.
Cosa impossibile, se Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, gli ha replicato senza nominarlo: «Vi è pienezza di concorrenza, non esiste un monopolio bancario, tutti sono liberi di scegliere e di spostare mutui e depositi».

(Francesco Pacifico, Lettera43)

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