Vertice a Bruxelles sui migranti, i turchi alzano il prezzo.

La Turchia è pronta a rilanciare. Fa nuove richieste politiche e chiede ulteriori finanziamenti, oltre ai tre miliardi già previsti, che minacciano di far deragliare l’accordo per ridurre il flusso dei migranti verso l’Europa. Oltre a un aumento di fondi (circa il doppio rispetto a quanto pattutito) Ankara chiede infatti un accesso più veloce ai visti Schengen per i cittadini turchi e un processo accelerato per la sua richiesta di adesione. “Ankara è pronta a lavorare con la Ue e anche a essere un membro dell’Europa unita”. Lo sottolinea il premier turco Ahmet Davutoglu, arrivando a Bruxelles per il vertice con i 28 capi di Stato e di governo dell’Ue. “Siamo tutti colleghi che lavorano insieme, gomito a gomito, per il futuro del nostro continente”, aggiunge. Poi prosegue: “Torno a Bruxelles per il secondo vertice Ue-Turchia in tre mesi – afferma Davutoglu – il che dimostra quanto la Turchia sia indispensabile per l’Ue e viceversa. Abbiamo molte sfide davanti a noi e l’unico modo per rispondere è la solidarietà, la solidarietà nel nostro continente. Dobbiamo guardare all’intero quadro del nostro continente, non solo all’immigrazione irregolare. Sono contento che oggi tra i leader europei ci sia una consapevolezza molto più intensa dell’importanza di queste sfide”. E parla anche dei rapporti con la germania: “Ieri abbiamo avuto un incontro molto fruttuoso con la cancelliera Angela Merkel e con il premier olandese Mark Rutte – prosegue il premier turco – siamo tutti colleghi. Sono sicuro che queste sfide verranno risolte attraverso la cooperazione. Spero che questo summit si focalizzi non solo sull’immigrazione irregolare, ma anche sul procedimento di accesso della Turchia all’Ue”, cosa che costituirebbe “un punto di svolta nelle nostre relazioni”. La richiesta della Turchia di entrare a far parte della Comunità Economica Europea risale all’aprile del 1987.

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Il vertice Sono arrivati i primi leader a Bruxelles, dove oggi i 28 capi di Stato e di governo che compongono il Consiglio Europeo si riuniscono con Ahmet Davutoglu, il primo ministro turco, per arrivare ad un accordo sulla gestione della crisi dei migranti. Già ieri sera nella capitale belga, ha informato via Twitter il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, Davutoglu ha visto il cancelliere tedesco Angela Merkel e il premier olandese Mark Rutte, che ha la presidenza di turno del Consiglio Ue. È in corso, informa via Twitter il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, un incontro tra lo stesso Tusk, il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il primo ministro olandese Rutte.

 

 

Hollande cauto Il presidente francese Francois Hollande al suo arrivo a Bruxellesfa capire subito il suo punto di vista: s alla cooperazione con la Turchia sui flussi migratori, ma nei confronti di Ankara l’Ue deve esercitare “una vigilanza estrema” per quanto riguarda per esempio la libertà di stampa. e avverte: “Il piano è semplice da enunciare, ma difficile da mettere in pratica – ha sottolineato Hollande – si tratta della sicurezza delle frontiere esterne, della cooperazione con la Turchia e della solidarietà con la Grecia, questa è la posizione che difenderà la Francia”. Ma, ha chiarito il presidente francese in un riferimento agli sviluppi degli ultimi giorni ad Ankara, dove è stato posto sotto amministrazione controllata il quotidiano dell’opposizione Zaman, “la cooperazione con la Turchia non vuol dire che si accetta tutto della Turchia e, in particolare, dobbiamo esercitare una vigilanza estrema per quanto riguarda alcune misure che sono state prese sulla stampa. La stampa deve essere libera dappertutto e anche in Turchia”.

 

 

Libertà di stampa Intanto Davutoglu incontra il presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, che sabato ha annunciato via Twitter di aver intenzione di sollevare durante l’incontro il tema della libertà di stampa in Turchia. Venerdì scorso le forze dell’ordine turche, qualche ora dopo la sentenza di un Tribunale, hanno occupato la redazione del quotidiano d’opposizione Zaman a Istanbul, considerato legato al movimento Hizmet di Fethullah Gulen, leader religioso in esilio negli Usa, un tempo legato a Recep Tayyip Erdogan ma ora considerato da Ankara a capo di un movimento “terrorista”.

Le proteste di piazza contro l’occupazione del giornale, tornato in edicola in versione filogovernativa (il sito è inaccessibile, ma i giornalisti sono riusciti ad uscire in edicola con un nuovo giornale, Yarina Bakis, riporta la Bbc), sono state represse con violenza, utilizzando lacrimogeni e proiettili di gomma. Il focus, libertà di stampa a parte – il ministro dell’Interno tedesco Thomas De Maizière ha detto esplicitamente al giornale Passauer Neuen Presse che “non dobbiamo essere giudici di tutto il mondo”, riportano diversi media internazionali- , sarà comunque sulla crisi dei migranti.

 

 

La rotta dei Balcani La Germania e le autorità europee considerano la Turchia un partner cruciale: secondo indiscrezioni, oggi verrà annunciato che la rotta dei Balcani occidentali è chiusa, logica conseguenza delle parole di Tusk di qualche giorno fa rivolte ai migranti “Non venite in Europa”. La chiusura della rotta dei Balcani rischia di aggravare i problemi della Grecia e, in prospettiva, solleva preoccupazioni anche per l’Albania e l’Italia. La Turchia, comunque, ha accolto dall’inizio della crisi siriana, nel 2011, circa 2,7 mln di profughi, con un sostegno internazionale molto limitato, ricorda un report del German Marshall Fund of the United States. Anche se l’Europa accusa Ankara di essere un’autostrada per i migranti, nota lo studio, la Turchia più che un’autostrada è «una diga, che sta tracimando». La guerra civile siriana ha creato circa 5 mln di rifugiati e 7,5 mln di profughi interni. L’Ue ha promesso di sostenere Ankara con 3 mld di euro.

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